Galleria Antico Egitto

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Apre oggi la Galleria Antico Egitto al Castello Sforzesco di Milano. Il nuovo percorso di visita presenta al pubblico circa 330 reperti, con una selezione ampliata rispetto al precedente allestimento che ne contava 250.

L’esposizione intende illustrare gli aspetti salienti della cultura egizia, invitando i visitatori a scoprire l’importanza di questa civiltà e la profonda riflessione da essa operata sul ruolo dell’uomo nella sua relazione con il cosmo e con il divino, sulla vita oltre la morte nonché i canoni rappresentativi e l’estetica.

L’esposizione è suddivisa in sei aree tematiche:

  • Vivere nell’antico Egitto
  • Vivere con gli dèi
  • Vivere nell’Aldilà
  • Milano in Egitto (un focus sui rinvenimento di Achille Vogliano a Tebtynis e Medinet Madi)
  • L’Egito greco-romano
  • L’Egitto copto

Grande valore aggiunto è dato poi dal deposito di un importante papiro, lungo circa 7 metri, di proprietà della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico. Il papiro, proveniente dalla collezione Busca, si ricongiunge così con altri manufatti della stessa collezione e che appartengono alle collezioni civiche.

Le origini della collezione egizia a Milano

La collezione egizia di Milano nasce agli inizi dell’Ottocento, nel pieno dell’Egittomania che percorre gli ambienti intellettuali europei in quegli anni.

È allora che cominciano a giungere a Milano, al Gabinetto Numismatico e alla Biblioteca di Brera, i primi reperti egizi, confluiti in seguito nelle collezioni civiche. Si tratta di alcuni sarcofagi e frammenti di papiri, che attirano l’interesse di Jean-François J-F. Champollion, il decifratore dei geroglifici, durante una sua breve in visita a Milano nel 1825.

La raccolta da allora si è arricchita progressivamente fino ad anni recenti, grazie a mirati acquisti e principalmente grazie alla generosità di tantissimi collezionisti, che dall’Ottocento ad oggi hanno deciso di destinare alla pubblica fruizione i loro beni.

Un importante nucleo di reperti, tra cui la celebre statua del faraone Amenemhat III, giunse grazie agli scavi condotti tra il 1934 e il 1939 nell’Oasi del Fayum. Le indagini furono condotte da Achille Vogliano, professore di papirologia presso l’Università Statale di Milano e furono finanziate in parte dal Comune di Milano. Il supporto dato dal Comune a quell’impresa testimonia il costante impegno dell’amministrazione nella promozione della ricerca scientifica e della conoscenza del mondo antico.

Le acquisizioni più recenti

Comprendono alcuni oggetti della collezione Bresciani e la collezione Ruffini, a cui appartiene uno splendido bronzetto raffigurante Osiride, e hanno arricchito ulteriormente la raccolta civica, che conta attualmente circa 3000 reperti. La raccolta comprende sarcofagi, vasi canopi, bronzetti, piccole stele e soprattutto amuleti e ushabti, purtroppo per la maggior parte privi del contesto di provenienza, che illustrano la storia millenaria della civiltà egizia, dal IV millennio a.C. al V sec. d.C. I periodi meglio rappresentati sono costituiti dalle epoche più tarde, dal Nuovo Regno (1550-1070 a.C.) all’Epoca tarda (664-332 a.C.).

Negli ultimi anni è stato inoltre realizzato un importante lavoro di studio e catalogazione, con la realizzazione di interventi di restauro e indagini diagnostiche, che hanno comportato una conoscenza più approfondita dei materiali egizi civici.